giugno 22, 2006

L’Italia invecchia, ma chi se ne cura? Il welfare nelle mani degli immigrati

da: http://www.migranews.it/dossier2/litalia.php

L’Italia detiene un primato, confermato dai dati sul censimento nazionale del 2001: gli oltre 10 milioni di cittadini con più di 65 anni permettono al Paese di mantenere il primo posto in Europa per il più alto tasso di invecchiamento della popolazione, grazie anche alla bassa natalità. Dal censimento precedente, datato 1991, sono aumentati anche gli anziani di 75 anni e oltre passando dal 6,7% all'8,4% della popolazione, mentre è quasi raddoppiato in una decade il numero delle persone con più di 85 anni. L’Italia continua a invecchiare e aumenta anche il numero delle persone non autosufficienti che ora ammontano a quasi tre milioni di cui il 70 per cento ha più di 65 anni. In passato, la cura di questi e di altri familiari ricadeva quasi totalmente sulle spalle delle donne italiane, anche in virtù dell’impostazione, ancora valida nel Paese, secondo cui l’assistenza sociale rimaneva soprattutto a carico delle famiglie mentre per l’assistenza sanitaria interveniva il settore pubblico. E dunque se ne occupavano le parenti, destinate culturalmente a quel ruolo. Oggi invece la tendenza più diffusa è quella di affidare il servizio a esterni, utilizzando magari, la ristretta minoranza che può usufruirne, il sostegno economico assicurato a livello pubblico e che consiste nell’indennità di accompagnamento per anziani non autosufficienti e nell’assegno di cura.

Cresce il numero dei lavoratori e delle lavoratrici dell’assistenza, e tra questi aumentano gli/le stranieri/e. Secondo la ricerca "L'assistenza privata agli anziani in Italia e in Europa" presentata nel 2003 dal sindacato pensionati Spi Cgil e realizzata in collaborazione con la Fondazione Brodolini e con il Politecnico di Milano, dal 1991 al 1999 il numero dei lavoratori domestici iscritti all'Istituto nazionale della previdenza sociale è aumentato attestandosi intorno alle 230.000 unità con un'incidenza degli operatori stranieri pari al 50 per cento. Percentuale destinata oggi a sbilanciarsi notevolmente dopo la sanatoria 2002 dei lavoratori immigrati e che riguardava anche i cosiddetti badanti, termine che nell’immaginario collettivo viene ormai associato soprattutto alle donne straniere. Infatti per l’Inps, al 31 gennaio 2004, risultano regolarizzati 271.334 tra collaboratori familiari e badanti non italiani le cui prestazioni si configurano all’interno della tipologia del lavoro domestico, alla cui normativa si rifanno completamente.

In realtà gli operatori del settore sono sempre più numerosi di quanto si riesca a stabilire, numeri alla mano. Infatti, ai lavoratori registrati si affiancano innanzitutto quelli che lo Spi ha definito proletari dei servizi, in prevalenza immigrati, ma anche lavoratori italiani, che operano ancora in nero. A dimostrarlo è anche uno studio del Censis condotto in Italia, presentato nel mese di dicembre del 2003 alla Conferenza europea sul Lavoro, secondo il quale il 77% del personale addetto alla cura della casa e all’assistenza alle persone lavora in nero.

La categoria dei lavoratori irregolari dell’assistenza, comprende i molti cittadini stranieri, e sono per lo più donne, che lavorano dentro le case degli italiani prendendosi cura di loro e spesso anche vivendoci insieme, e che, o proprio non sono iscritte all’Inps, o presentano dichiarazioni dei redditi che indicano solo le 24 ore minime settimanali pur coprendone in realtà molte di più.

Le lavoratrici di cura provengono da Asia, Africa, America Latina ma soprattutto, negli ultimi tempi, dall’Europa dell’Est. Nel caso del “vecchio continente” le polacche, ora cittadine dell’Unione europea seppure ancora soggette ad alcune restrizioni per lavoro quando emigrano in altri Stati membri, che erano state tra le prime a dedicarsi al lavoro di cura degli anziani in Italia ora sono state sostituite dalle cittadine rumene, ucraine e russe soprattutto per quanto riguarda le Regioni del nord Italia.

Sono dunque soprattutto queste donne a ricoprire oggi parte dei ruoli prima svolti dalle donne italiane nelle faccende domestiche e nell’assistenza di familiari e anziani e lo fanno spesso all’interno di «un mercato nascosto, indirizzato soprattutto in senso privatistico e che sembra essere l’unica vera risposta attuale all’invecchiamento della popolazione», secondo il parere di Rossana Trifiletti, docente di Sociologia della famiglia e politiche sociali presso l’università degli studi di Firenze. La situazione è grave anche perché lo Stato italiano non è finora riuscito a varare una politica adeguata per l’assistenza degli anziani e addirittura «non esiste ancora neanche un dato sull'assistenza domiciliare dopo che per 20 anni si sono succedute commissioni ministeriali che avevano questo scopo». Per la Trifiletti «noi pretendiamo un’emersione senza sostenerla, imponendola coattivamente in modo molto diverso da altri paesi europei, dove sicuramente anche si è puntato all'emersione del lavoro informale in questo settore ma creando le condizioni, rendendola conveniente per tutte le parti coinvolte. Bisogna quindi pensare sia alla tutela dei diritti umani delle lavoratrici immigrate ma anche alla tutela contro la sperequazione delle famiglie che non hanno alternativa di scelta e rispetto alle quali sappiamo che molto spesso c'è, con la non autosufficienza di un anziano, l'inizio di un percorso di impoverimento, di cui finisce per pagare le conseguenze affettive ed economiche anche la lavoratrice straniera» (p. b. v.)

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Un saluto!

Emanuel ha detto...

Come si fa a commentare "Un saluto!" ?
Mica è un guest book...
Il titolo è "L’Italia invecchia, ma chi se ne cura? Il welfare nelle mani degli immigrati"
E lovejoy risponde "Un saluto!"
Se tutti commentano così un simile post... TE SALUTO!

Anonimo ha detto...

Ciao Velia, sono taam.... ricordi il commento sulla pillola contro l'obesità e i 3 kg? volevo solo salutarti... buona girnata
taam

velia ha detto...

grazie Taam!

Anonimo ha detto...

ciao Tam,
grazie di esistere.

Fabrizio ha detto...

C'è anche un altro fenomeno che silenziosamente è emerso negli ultimi due anni: mediamente i nuovi immgrati hanno una formazione scolastica superiore dei loro coetanei italiani. In compenso, continua l'esodo verso l'estero dei nostri laureati.
Sono sicurissimo che l'emigrazione crei anche ricchezza, ma occorre risistemare tutto il sistema, se non vgliano tritrovarci in una situazione invecchiata e impoverita.
ciao

flavia ha detto...

volevo segnalare il nostro sito www.centromaderna.it (unica banca dati sulla condizione anziana in Italia) che contiene riferimenti bibliografici con abstract, liberamente accessibili, su oltre 200 tematiche relative all'età anziana. Alcuni temi: Badante, assistente domestica; Allungamento della vita; Danza, teatro, recitazione; Cinema; Televisione; Stereotipi; Rappresentazione sociale della vecchiaia, etc. A tua disposizione, Flavia